Sono ad Invercargill, all’estremo meridionale dell’Isola del Sud. Partito da Chchch alle 9 di mattino sono arrivato alle 10,20 con un volo Air NZ su un ATR72.
All’aeroporto di Chchch l’imbarco per i voli interni all’Isola del Sud avvengono senza alcuna formalita’. Fatto il check-in con il self-service si procede al gate (senza controlli Xray) e ci si imbarca appoggiando il codice a barre (bidimensionale) della carta di imbarco su uno scanner apposito. Et voila’, sull’aereo.
All’arrivo si sente subito che pur essendo al Sud (!) qui l’Antartico e’ vicino: un vento gelido niente male mi costringe a comprare un ottimo paio di calzini di lana merino, a poco: salutari.
La sistemazione, sempre con la catena Livingspace, e’ ottima, considerando il prezzo della camera (79NZD, 32e).
Si capisce subito che Invercargill e’ una cittadina avamposto, quasi un campo base: da qui infatti partono le spedizioni per l’Antartico.
Tutti gli edifici sono a uno o due piani fuori terra (3 soli edifici hanno 6 piani), e come in altre citta’ neozelandesi le strade sono squadrate e lineari.
Icona della citta’ e’ Henry un tuatara (della famiglia dell’iguana credo) di oltre 100 anni presente nel rettilario del Museo d’Arte.
Ho fotografato tutto il fotografabile: chiese e logge massoniche inclese. Di piu’, non c’e’. Il suo fascino d’altronde e’ tutto qui: nella sua estrema semplicita’. E nelle favolose pancake con bacon e marmellata.
Domani mi attende la Stewart Island (Rakiura in lingua Maori), la terza isola della Nuova Zelanda per grandezza. E’ tutta un Parco Naturale. Ci si arriva via mare attraversando lo stretto di Foveaux.